domenica, 20 maggio 2007
                                 I MIGLIORI 6 EURO BUTTATI VIA (parte 2)
                       no,non sono diventati dodici solo perche' l'ho scritto due volte

agii quasi subito, avevo tutto pronto: richiesta , fotocopia di un documento d'identita' (valido) , indirizzo a cui spedire , tempo da impiegare alle superposte e soprattutto i sei euro...
Sei euro...possono davvero cambiare l'dentita' di una persona?
3 euro per gli scrupoli, 5 per la dignita', 7 per un rutto.
peso 34gr; casuale r; data 16/03; ore 16:53; tariffa 3,20 euro; spedizione effettuata verso la via del non ritorno
 "caxo dici?  è a/r!"
questa è la teoria, in pratica devo avere ancora notizia della R ma nel frattempo una telefonata interrompe la mia divagazione per annunciarmi l'avvenuto cambiamento da me tanto sperato ma prima  "devo" ripassare la lui per un'ultima discussione prima dell'invio della conferma.
ho capito, un'altra alzataccia mattutina con contorno di predica, il tutto condito con dei miei si per alleggerire e velocizzare i tempi.ci sta, anche perchè sarà l'ultima volta:)
tutto prosegue come pronosticato e continuano a passare i giorni,un'attesa lunghissima,straziante
ma non deludente infatti all'inizio di questa settimana  arriva  la tanto desiderata,attesa,cercata,voluta,guadagnata risposta:  QUESTA  

il perchè della mia azione? perchè non mi sembra giusto marchiare a vita un essere umano senza chiedergli cosa ne pensa, è come se ad un mio ipotetico figlio appena nato gli tatuassi lungo tutta la schiena "retromarcia sbagliata".
non voglio essere considerato cattolico ma cattolichino, non cerco il sapere divino ma il bicchiere di vino.
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categoria:religione, aggiornamenti, sbattezzo
giovedì, 21 settembre 2006
per tutti i mercanti di liquore,volevo dare una bella notizia ma, il rileggere il post precedente,  smonta il mio fragile equilibrio psichico %&*§+éè[]!!^ç°°##
dopo una sigaretta decido di continuare questo post per dare la possibilità a chi non ha mai avuto tempo,voglia e interesse di sentirci di ripensarci, smettendo così anche di leggerci...
come si è letto sul guestbook di kcr gli erpes non hanno suonato 5 gg fa per giu mura giu box per evitare un'operazione al polso al br1 dopo un piccolo incidente con lo sk8,rimandando l'ultimo concerto di giova %&*§+éè[]!!^ç°°##
altra sigarelax (ah! quanto può essere dolce l'illusione che crea la nicotina in certe occasioni) per poter salutare quei 5 tizi sottoposti a t.s.o. che han tentato di venirci a vedere...e concludere  dando un link del mulo dove noi siamo i protagonisti.
si, abbiamo registrato un pezzo.
la qualità è piuttosto scarsa e per questo ringrazio i tecnici del suono della grotta rossa,però da l'idea di che caos (sonoro e tecnico) riusciamo a costruire :

ed2k://|file|erpesthc-mai meno di cosi- (live grotta rossa) 09-09-06.mp3|1704428|F8D6716BA1A086EA34D240D9AE0351A7|/

p.s. mi piacerebbe trovare qualche onesto insulto tra i commenti,basta che non sia anonimo
%&*§+éè[]!!^ç°°##
domenica, 25 giugno 2006
ANCORA SU FEDERICO

tratto da :http://www.reti-invisibili.net/aldrovandi/articles/art_7551.html

la testimonianza di Annemarie squarcia il silenzio di Ferrara
Checchino Antonini
Fonte: Liberazione, 17 giugno 2006
17 giugno 2006

«E' sempre peggio... è sempre peggio!». Con gli occhi rossi, gonfi di pianto, Lino Aldrovandi esce dall'aula "E" del tribunale di Ferrara, schiva le telecamere e si trascina con le stampelle (è reduce da una frattura alla tibia) in fondo al cortile del Palazzo di giustizia. «Non è vero che era saltato sulla macchina... lo hanno picchiato, gli sono saltati addosso...». Un pestaggio violento e fatale. Per due ore e mezzo lui e Patrizia Moretti, sua moglie, hanno rivissuto l'ultima manciata di minuti del loro figliolo Federico, raccontati dalla voce di Annemarie, la trentacinquenne camerunese che abitava al primo piano della palazzina di Via Ippodromo 10B e che, all'alba del 25 settembre 2005, fu svegliata dai lampeggianti e dal vociare degli agenti impegnati nel misterioso e violento controllo di polizia nel quale fu ucciso - così ipotizza il pm Nicola Proto - Federico Aldrovandi, 18 anni compiuti due mesi prima. Ragazzino mite, incensurato, disarmato, che tornava a casa dopo un sabato sera a Bologna.

Ieri a Ferrara è stato il giorno dell'incidente probatorio, una parentesi di processo nell'ambito delle indagini preliminari stabilita per sentire Annemarie che, a settembre, sarebbe potuta restare senza permesso di soggiorno.

La donna, stretta nelle forche caudine della Bossi-Fini aveva paura ma ha compiuto la coraggiosa scelta (a differenza di tanti vicini italiani) grazie all'amicizia di don Bedin, prete dei diseredati della periferia ferrarese. Dopo di lei, il 25 luglio, parlerà anche suo figlio, quindicenne che studia a Yaoundè, che lei stessa tirò giù dal letto, quella notte, per mostrargli i rischi di far tardi la sera. Dopo la rinuncia della pm Guerra - per non meglio precisate ragioni familiari e personali - l'ultimo giorno di marzo, Proto ha iscritto quattro agenti al registro degli indagati «per aver concorso a cagionare il decesso di Federico Aldrovandi con atti diretti a percuotere» stabilendo l'incidente probatorio con i due testi e una nuova autopsia affidata in coda all'udienza di ieri a due esperti torinesi, un medico legale e un tossicologo.

La donna, che studia da infermiera in una vicina città del Veneto, ieri è arrivata per prima, dopo una sosta in questura, scortata da due uomini della squadra mobile. Dopo una pausa per l'acquisizione delle carte su tre nuovi interrogatori di testi, è iniziato il suo racconto a porte chiuse, scandito dalle domande di Proto e per nulla sbiadito dalle poche repliche dei legali della difesa. «Schiacciante e agghiacciante», commenta Patrizia Moretti, anche lei visibilmente scossa dall'interrogatorio, «perché ogni volta troviamo nuovi terribili particolari», spiegano i due genitori, uno ispettore dei vigili, l'altra impiegata del comune estense. Sconvolti ma grati alla coraggiosa teste.

Il racconto di Annemarie, che lascia il tribunale su un'autocivetta senza fare dichiarazioni, ricalca in sostanza la sua deposizione del 19 febbraio che inizia dal momento del risveglio. Quando non seppe distinguere il rumore che la tirò giù dal letto ma subito si accorgerà dei bagliori blu che roteano nella stanza con le finestre aperte per l'afa. La donna si alza e raggiunge la finestra della cucina, sente delle voci, una frase ripetuta più volte: «Apri il baule». Probabilmente a parlare è una donna, l'unica tra i componenti dei due equipaggi di Alfa 3 e Alfa 2, le volanti accorse dopo la chiamata di un'altra donna al 112, insospettita da un ragazzo «che sembrava matto». Annemarie si affaccia e vede un ragazzo che si avvicinava «con passo deciso» a due vetture lampeggianti, ferme nello slargo a pochi passi dal cancello del galoppatoio e disposte parallelamente l'una all'altra a non più di un metro e mezzo di distanza. «Aggressivo?», avrebbe chiesto la difesa. «Ho detto a passo deciso, frettoloso», sarebbe stata la risposta della donna definita «lucida, tranquilla, ferma, dura, precisa» tanto che i legali di parte civile rinunceranno a fare ulteriori domande. Federico passa tra le auto, fa una specie di sforbiciata con le gambe ma non tocca nessuno. Questo il ricordo della donna come raccontano uscendo dall'aula madre e padre della vittima. Dopo la sforbiciata una gragnola di manganellate, quattro manganelli, due dei quali si fracassarono lasciando segni sul viso e sul corpo del ragazzo. Lo zio infermiere, che dovette riconoscerlo, lo trovò sfigurato. Un cronista che si azzardò a scrivere la circostanza si vide redarguire bruscamente da Severino Messina, procuratore generale, presente ieri in aula. E Annemarie ha confermato: picchiavano, picchiavano, picchiavano, mentre "Aldro", come lo chiamano gli amici, era a terra, picchiavano. Uno lo avrebbe preso per i capelli per farlo andare giù. E' caduto subito, è successo in un attimo. Il racconto è preciso e conferma anche dettagli delle relazioni di servizio, peraltro in contraddizione - sembra - una con l'altra, che finora sono l'unica "voce" degli indagati. I quattro agenti, infatti si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. La parte civile la ritiene una scelta inspiegabile, i loro difensori la definiscono una «scelta tecnica».

Annemarie, intanto, è dovuta andare all'angolo del balcone della cucina. Federico è a terra. Lo tengono immobile e lo pestano in tre. Uno è sul torace, uno sulle ginocchia, la poliziotta lo tiene per le caviglie. La pressione aumenta fino a quando sono quasi stesi su di lui. Un quarto uomo va e viene da una macchina, forse telefona. Ma Annemarie lo vede intento a schiacciare, a scalciare, lì dove c'è la testa di Federico. Vede il gesto dello schiacciamento, non vede però la testa del diciottenne. Se sono davvero calci, quelli del quarto uomo, si fanno certo più intensi quando la poliziotta si lamenta della resistenza di Federico che non ce la fa più a respirare ma che sarebbe pressato e picchiato «anche quando smette di dibattersi». Sono le fasi finali di un pestaggio iniziato in fondo al parchetto poco prima. «C'è tanto sangue», diceva uno degli agenti, "tranquillizzato" dalla collega: «Mica siamo stati noi, è la "roba"». Poi, sempre la ragazza avrebbe avvertito: «Fai attenzione che ci sono le luci già accese». Ma non erano quelle della casa di Annemarie. Le luci vere, sul caso, si sarebbero accese mesi dopo grazie al coraggio di parenti e amici dell'Aldro. E ora anche grazie ad Annemarie che «ha dato una lezione a tutti per il senso civico fuori dal comune» come dichiarano i legali degli Aldrovandi (Anselmo, Venturi e Del Mercato). Le difese minimizzano e lamentano la tardiva iscrizione al registro degli indagati e il conseguente ritardo delle indagini difensive.

Intanto, mentre la testimonianza di Annemarie squarcia il silenzio di Ferrara la questura non trova di meglio che chiedere al comune la rimozione di un graffito minuscolo che chiede verità per Aldro. Quasi non si vede ma è proprio sulla strada tra la Procura e il tribunale.


C'è bisogno di commenti?(n.d.erpes)


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sabato, 10 dicembre 2005
  PETIZIONE PER IL GIUDICE TOSTI


è partita dalla Francia questa petizione contro la condanna di Luigi Tosti , della cui vicenda mi ero già occupato su questo blog (v. 24 nov).
se volete partecipare , come ho fatto io , basta spedire una mail con nome , cognome , qualità , città/nazione a questo indirizzo :
brightsfrance@free.fr

l'elenco verrà spedito al parlamento europeo , alle nazioni unite , ad amnesty international e ad altri organismi internazionali ,ma
personalmente non so se possa servire a qualcosa conoscendo il comportamento di coloro che si credono dio (quale?)  in terra e per questo motivo hanno il potere di giudicare ,ma comunque per il tempo che questo impegna vale la pena  provarci anche solo per solidarietà verso chi subisce le conseguenze perchè chiede  che venga rispettata la parità dei diritti.

per altre info sulla petizione (in francese):

http://brightsfrance.free.fr/tosti.htm

altre notizie sul caso :

http://brightsfrance.free.fr/tosticassation.htm
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categoria:aggiornamenti